Dieta Sclerosi Multipla

La Sclerosi Multipla è la più diffusa malattia flogistico-degenerativa a carico del Sistema Nervoso negli USA, e colpisce principalmente individui tra i 15 e i 55 anni di età.

E’ caratterizzata dalla formazione di numerose lesioni -intese come multiple sedi di danno anatomico di natura infiammatoria a carico di cellule nervose dell’encefalo e/o del midollo spinale.

Queste lesioni (infiammatorie) sono in seguito sostituite da tessuto cicatriziale duro (placche), che impedisce il funzionamento della trasmissione nervosa.

I quasi 500.000 americani affetti da SM manifestano ricorrenti episodi (poussées) di deficit a carico del Sistema Nervoso, che esitano in una progressiva perdita di funzioni.

Un episodio può colpire la vista; un altro può causare la perdita del controllo vescicale; pochi mesi dopo, un braccio o una gamba possono perdere la forza.

Dopo dieci anni di malattia, la metà dei pazienti affetti da SM sono severamente disabili, allettati, in carrozzina o peggio.

La Sclerosi Multipla è una malattia comune in Canada, U.S.A ed Europa del Nord, ma rara in Africa ed Asia.

Se un soggetto migra da un Paese a bassa incidenza di SM (e quindi inevitabilmente cambia il proprio stile di vita e la propria dieta), il rischio di contrarre la SM aumenta.

Molti Studi hanno analizzato i fattori ambientali che potrebbero influire sulla diversa incidenza della malattia fra le diverse popolazioni.

IL CIBO E LA SCLEROSI MULTIPLA

Il fattore principale sembra essere quello che rappresenta il più forte elemento di contatto con l’ambiente: il cibo che viene assunto quotidianamente.

Sebbene i Paesi ricchi in genere abbiano tassi più elevati di SM e i Paesi meno ricchi abbiano minori tassi di incidenza, esiste un’eccezione: il Giappone.

Anche se i Giapponesi vivono in un Paese moderno, industrializzato, con tutto lo stress, l’inquinamento, e le abitudini al fumo comuni alle altre Nazioni industrializzate, la loro dieta a base di riso è più simile a quella dei Paesi poveri dove la SM è meno comune.

Il caso Giappone fornisce una valida evidenza di come una dieta ricca di cibi animali, piuttosto che altre “moderne” calamità, possa costituire la base per l’insorgenza di SM.

Naturalmente, tutti i componenti di una dieta a base di cibi ricchi possono causare problemi, ma i grassi animali -specialmente quelli derivanti dai latticini – sono quelli più strettamente correlati allo sviluppo della SM [1].

Una teoria ipotizza che un’alimentazione infantile a base di latte vaccino crei i presupposti per la comparsa di danni al Sistema Nervoso nel corso della vita.

Il latte vaccino possiede solo un quinto dell’acido linoleico (un acido grasso essenziale) del latte materno.

L’acido linoleico è il costituente principale dei tessuti nervosi.

Può essere verosimile che bambini cresciuti con una dieta ricca di grassi animali e povera in acido linoleico (come la maggior parte di bambini nella nostra società) sviluppino un Sistema Nervoso più vulnerabile nel corso della crescita.

L’analisi dei tessuti cerebrali dimostra che i soggetti affetti da SM hanno un contenuto di grassi saturi nell’encefalo superiore a quello degli individui sani [2].

Il fattore scatenante la pousée di SM è ignoto, ma possibili agenti sospetti sono virus, reazioni allergiche, e disturbi del flusso ematico al cervello.

Molto probabilmente, l’agente eziologico è in connessione con sistema circolatorio dell’encefalo o del midollo spinale, perchè le caratteristiche lesioni e cicatrici della SM sono localizzate nelle cellule nervose nelle vicinanze dei vasi sanguigni.

Un’altra teoria ipotizza che le riesacerbazioni di SM siano sostenute da un ridotto apporto ematico a zone di tessuto cerebrale vulnerabile.

I grassi alimentari possono avere questo effetto.

Entrano nella corrente ematica e ricoprono le cellule del sangue.

Il risultato è che le cellule si aggregano, formando dei conglomerati che rallentano la perfusione ematica ai tessuti vitali.

Il sangue non forma dei coaguli, come si verifica nell’ictus cerebrale, ma in molti vasi sanguigni questi aggregati diventano così rilevanti da arrestare il flusso ematico, il che provoca un decremento rapido del contenuto totale di Ossigeno del sangue [3, 4].

I tessuti privati di sangue e Ossigeno per periodi di tempo prolungati vanno incontro a necrosi.

Può qualcosa di così banale costituire un fattore di rischio per la progressione della SM?

Come esempio, possiamo valutare lo stato di salute di individui costretti ad una dieta povera di grassi.

Durante la Seconda Guerra Mondiale, il cibo era scarso e lo stress elevato nell’Europa Occidentale occupata.

La gente non poteva più permettersi la carne, così mangiava i cereali e le verdure che un tempo utilizzavano per nutrire le vacche, i polli ed i maiali.

Il risultato fu una drammatica diminuzione dell’assunzione di prodotti di origine animale e di grassi totali nella dieta. I medici osservarono che i ricoveri per SM erano diminuiti di 2-2.5 volte durante il periodo bellico [5].

Roy Swank, M.D., ex-direttore del Dipartimento di Neurologia dell’Università dell’Oregon ed ora medico all’Oregon Health Sciences University, osservò che i pazienti con MS erano migliorati quando sottoposti a questa dieta forzatamente povera di grassi. Negli anni ’50, Swank ha iniziato a trattare i propri pazienti con una dieta di questo tipo.

Avendo ottenuto risultati eccellenti, ha trattato per 35 anni migliaia di pazienti affetti da SM in questo modo.

I suoi risultati sono apprezzabili alla luce di qualunque criterio medico standard: le condizioni dei pazienti sono migliorate nel 95% dei casi [6].

I pazienti andavano meglio se la malattia era stata diagnosticata precocemente ed avevano avuto poche poussées, ma anche i pazienti malati di SM da lungo tempo hanno mostrato un rallentamento nella progressione della malattia.

In origine Swank era soprattutto impegnato nel limitare i grassi saturi, ma col passare degli anni ha iniziato a considerare pericolosi tutti i tipi di grassi.

La sua dieta per la MS attualmente ha un apporto di grassi del 20% delle calorie totali.

L’acido arachidonico e il suo influsso sulla sclerosi multipla

Come suddetto la SM è caratterizzata da lesioni anatomiche di origine infiammatoria a carico del tessuto nervoso.

Le infiammazioni nel cervello e nel midollo spinale vengono attivate e mantenute attive nel corpo dai mediatori dell’infiammazione.

Questi mediatori sono prodotti dall’organismo per mezzo di un acido grasso, l’acido arachidonico.

L’uomo però ha anche bisogno dell’acido arachidonico per importanti reazioni metaboliche: l’organismo stesso ne produce in quantità ridotte, ma sufficienti. Questo processo è regolato e limitato.

La quantità effettiva di acido arachidonico presente nel corpo dipende dall’apporto esterno, ossia dalla quantità di acido arachidonico che una persona assume attraverso l’alimentazione.

Pertanto chi è affetto da SM dovrebbe limitare il più possibile l’assunzione di acido arachidonico per evitare di favorire l’insorgenza di nuovi focolai di infiammazione.

Contenuto di acido arachidonico negli alimenti

Attenzione ai grassi animali: sono particolarmente ricchi di acido arachidonico, che favorisce l’infiammazione.

Per questo motivo si consiglia di consumare carne, insaccati, uova e altri prodotti animali il meno possibile.

Al contrario, gli alimenti vegetali non contengono acido arachidonico, quindi sono particolarmente indicati per i pazienti affetti da SM.

Un’alimentazione prevalentemente vegetariana può favorire il regresso dell’infiammazione.

Gli alimenti vegetali contengono inoltre una grande quantità di pigmenti (i coloranti che ad esempio rendono i peperoni rossi, gialli o verdi), sostanze odorose e aromi.

Queste sostanze vegetali, dette “secondarie”, svolgono tantissime funzioni protettive nell’organismo umano: possono rinforzare il sistema immunitario, proteggere il corpo dai radicali liberi ed eliminare gli agenti patogeni.

Sostanze nutritive antinfiammatorie e vitamina D

Alcune sostanze nutritive inibiscono la reazione infiammatoria e perciò sono particolarmente raccomandate. Tra le più importanti vi è un altro acido grasso, l’acido eicosapentaenoico (in breve EPA).

A questo acido è attribuito un effetto antinfiammatorio, che raggiunge il massimo quando nell’organismo vi è una bassa percentuale di acido arachidonico.

Il pesce contiene una quantità particolarmente elevata di EPA.

A questo proposito è necessario fare un’osservazione interessante: nelle regioni costiere, dove il consumo di pesce è elevato, vi è una minore incidenza della SM rispetto ad altre regioni.

Consumando molto pesce, facciamo un doppio piacere al nostro corpo: il pesce non soltanto ha un altissimo contenuto di EPA, ma contiene anche tanta vitamina D.

In generale, le vitamine sono composti importanti per l’uomo, poiché influenzano quasi tutti i processi fisiologici.

Le vitamine devono essere apportate con l’alimentazione, perché il corpo non è in grado di sintetizzarle da solo. Solo la vitamina D viene creata dall’organismo stesso, quando riceve una quantità sufficiente di luce solare.

Tuttavia, è possibile aumentare il tenore di vitamina D nell’organismo in qualsiasi momento assumendo latticini.

La trasformazione dell’acido arachidonico nei mediatori dell’infiammazione è un processo ossidativo.

Le vitamine A, E, C e alcuni microelementi (ad es. il selenio e lo zinco) hanno proprietà antiossidanti e quindi antinfiammatorie.

Inoltre, rivestono un ruolo importante nella prevenzione delle lesioni e delle malattie vascolari.

Come evitare di assumere troppo acido arachidonico:

– Rinunciare a burro e strutto, preferendo la margarina dietetica, che contiene una quantità particolarmente elevata di grassi vegetali ad alto valore nutritivo. Se non si intende rinunciare completamente al burro, scegliere quello semigrasso e utilizzarlo solo in piccole quantità.

– Preferire gli oli vegetali ad alto valore nutritivo. Sono consigliati l’olio di colza, di oliva e di soia, che hanno una composizione degli acidi grassi particolarmente favorevole. Anche l’olio di noci e quello di nocciole, che danno un tocco particolare alle insalate, sono consigliati.

– Le noci e le nocciole contengono non soltanto oli vegetali ad alto valore nutritivo, ma anche selenio, dall’azione antiossidante, e importanti vitamine. È bene inserire regolarmente nella dieta legumi come lenticchie e ceci.

– Mangiare pesce 2 o 3 volte la settimana. Il pesce, in particolare le specie più ricche di grassi come le aringhe, il salmone e lo sgombro, contengono una quantità particolarmente elevata di acido eicosapentaenoico (EPA), mentre hanno un ridotto tenore di acido arachidonico. Inoltre il pesce contiene tanta vitamina D. Una sola eccezione: il tonno è sconsigliato per il contenuto estremamente elevato di acido arachidonico!

– Mangiare meno carne possibile (max. 80 g due volte la settimana) e rinunciare agli insaccati.

– Non mangiare più di due uova la settimana. Il tuorlo ha una quantità particolarmente elevata di acido arachidonico.

– Preferire la pasta classica a quella all’uovo.

– Anche i latticini, che forniscono sostanze importanti come il calcio e la vitamina D, contengono acido arachidonico. Minore è la percentuale di materia grassa, minore è il tenore di acido arachidonico, senza che la quantità di calcio venga alterata. Vanno preferiti quindi i latticini magri (1,5% di grassi), il quark magro, la panna acida al 10% e il formaggio magro con al massimo il 45% di materia grassa.

L’importanza dell’amido

L’amido è il carboidrato più importante per l’uomo e dovrebbe rappresentare la parte quantitativamente più grande dell’apporto quotidiano di glucidi e energia. È il fondamento di un’alimentazione sana. L’amido ci fornisce l’energia necessaria in modo costante per tutta la giornata.

Gli alimenti ricchi di amido sono sempre di origine vegetale e pertanto sono privi di acido arachidonico.

I prodotti vegetali possono quindi essere consumati a volontà.

Consumi ad ogni pasto alimenti come cereali, tuberi e legumi, oppure prodotti derivati come pane e simili, pasta (possibilmente senza uova), fiocchi di cereali e muesli (preferibilmente senza zucchero) e patate.

Questi alimenti forniscono all’organismo non soltanto l’amido, ma anche preziose proteine vegetali.

I prodotti integrali sono ricchi di vitamine, minerali e oligoelementi, quindi devono comparire spesso nel menu.

Rispetto al pane bianco, il pane integrale contiene il 50 per cento in più di selenio, che ha effetto antiossidante.

Inoltre i prodotti integrali sono ricchi di fibre, che favoriscono il transito intestinale e quindi garantiscono una buona digestione.

Alimenti ricchi di amido:

– Cereali: grano, segale, avena, orzo, riso, mais, miglio, spelta, amaranto, quinoa, frumento verde, grano saraceno

– Tuberi: patate, manioca, topinambur

– Legumi: fagioli, piselli, lenticchie, soia, ceci

References

  1. Lancet 1974;2:1061.
  2. Lancet 1963;1:26.
  3. Circulation 1954;9:335.
  4. Am J Med 1959;26:68.
  5. Am J Med 1950;220:421.
  6. Arch Neurol 1970;23:460.

La bibliografia proposta dall’Autore non è linkata a PUBMED. Riportiamo di seguito un elenco di pubblicazioni scientifiche, alcune abbastanza recenti, sull’argomento oggetto del presente articolo, con la possibilità di accedere al relativo abstract sul sito di PUBMED [NdT].

  1. Bates D, Fawcett PR, Shaw DA, Weightman D Polyunsaturated fatty acids in treatment of acute remitting multiple sclerosis, Br Med J 1978 Nov 18;2(6149):1390-1.
  2. Bates D Dietary lipids and multiple sclerosis, Ups J Med Sci Suppl 1990;48:173-87.
  3. Borlak JT, Welch VA Health implications of fatty acids, Arzneimittelforschung 1994 Aug;44(8):976-81.
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INDICAZIONI ALIMENTARI SM IN SINTESI

Studi scientifici hanno dimostrato che attraverso un’alimentazione corretta è possibile modificare il decorso della Sclerosi Multipla, ridurre l’intensità ed il numero dei disturbi fisici ad essa correlati, allungare i periodi di benessere, diminuire le fasi di riacutizzazione e migliorare la prognosi.

Le indicazioni alimentari sono di basare la propria dieta su cibi di origine vegetale (cereali, legumi, verdura, frutta, semi, noci), preferire preparazioni semplici, scegliere alimenti non conservati o troppo elaborati, consumare in abbondanza cibi ricchi di vitamine ed acidi grassi buoni.

Ecco cosa fare:

  • limitare il più possibile l’assunzione di acidi grassi saturi animali e di acido arachidonico (precursori di prostaglandine infiammatorie): latte, formaggi, burro, uova, carne, salumi (eliminarli completamente nelle fasi di riacutizzazione)
  • ridurre il consumo di acidi grassi della serie omega 6 (promuovono la sintesi di acido arachidonico): olio di soia, olio di girasole, olio di cartamo, olio di mais, olio di sesamo, olio di semi vari, margarina, maionese, semi di girasole.
  • incrementare l’uso di cibi ricchi di acidi grassi polinsaturi della serie omega 3 (riducono la sintesi di molecole infiammatorie e svolgono una potente attività antinfiammatoria): olio di lino, semi di lino, noci, rosmarino ed origano secco, semi di zucca, fagioli di soia, portulaca, mandorle e nocciole.
  • Attenzione: l’olio di lino deve essere utilizzato solo a crudo
  • assumere giornalmente alimenti ad alto contenuto di vitamine antiossidanti A, C, E (contrastano l’attività dei radicali liberi che stimolano la produzione di molecole infiammatorie).
    Vitamina A: prezzemolo secco, carote, peperoncino rosso, basilico, zucca gialla, radicchio verde
    Vitamina C: peperoncini piccanti, ribes nero, ortica, prezzemolo, peperoni, arance
    Vitamina E: nocciole, mandorle, germe di grano, olio extra vergine d’oliva, pinoli, salvia, rosmarino
  • Attenzione: la cottura riduce drasticamente il contenuto di vitamina C.
  • utilizzare: zenzero (fresco o secco in polvere) e peperoncino.
  • preferire il consumo di cereali integrali in chicco (riso, avena, orzo, miglio, amaranto, quinoa, grano saraceno, mais) per il loro contenuto in acidi grassi polinsaturi (omega 3).
  • eliminare il più possibile prodotti contenenti zuccheri semplici (biscotti, torte, bibite zuccherate, miele, gelati, prodotti di pasticceria in genere) e imparare a cucinare dolci alternativi sostituendo latte, uova, burro e zucchero con: latti vegetali (di riso, soia, avena, mandorla), creme di nocciola, di mandorla, frutta secca, uva passa e succo di mela.
  • raggiungere e mantenere un peso corretto (BMI compreso fra 18.5 e 24.9); eccessi alimentari stimolano la produzione di radicali liberi e promuovono l’infiammazione.
  • se possibile, svolgere un’attività fisica moderata e regolare (passeggiate, nuoto, bicicletta) che consente di preservare il trofismo muscolare, mantenere la mobilità articolare e migliorare il tono dell’umore.

Molecole dotate di attività antinfiammatoria

polifenoli (catechine): the verde

capsaicina: peperoncino piccante

curcuma: curry

resveratrolo (polifenoli): buccia di uva rossa

germe di grano secco fermentato: Avemar (integratore)

I cibi dannosi e quelli da preferire

I cibi più dannosi sono:

Latte, formaggi, salumi

Zucchero E dolci di pasticceria

Bevande zuccherate e fredde (succhi di frutta, frappè, gelati, granite, soft drink, coca cola…)

Sale E cibi salati o sottosale

Cibi freddi

I cibi da preferire sono:

Riso integrale, cereali in chicco e pasta di grano duro

Verdure dolci (zucca, cipolle, carote)

Radici (bardana, daikon, loto, pastinaca, ravanello, scorzonera, tarassaco)

Olio di sesamo o extravergine d’oliva per cucinare

Olio di lino per condire a crudo

Cibi caldi (zuppe, minestre, brodi, creme di cereali)

Da assumere giornalmente:

2 cucchiaini di olio di lino a pranzo e 2 a cena (sempre a crudo!)

1 cucchiaio di semi di lino nelle insalate, sulle verdure cotte e sui cereali

non più di 2-3 frutti di stagione

semi di zucca, girasole, sesamo, lino, nocciole, mandorle, noci, pinoli nel muesli a colazione o negli spuntini

verdura cruda e cotta di stagione (minimo 400 grammi)

Sostituire:

latte animale con latti vegetali (di soia, riso, avena, mandorla) da consumare tiepidi (mai freddi!)

carne e formaggio con legumi, seitan, tofu e tempeh

Fonti

  1. Swank, R.L. 1991. “Multiple Sclerosis: Fat-Oil Relationship.” Nutrition, 7:368-76
  2. Millar et al., 1973. “Duble blind trial of Linolate Supplementation of the Diet in Multiple Sclerosis” British Medical Journal 1:765-68.
  3. Bates et al. 1978. “Polynsaturated Fatty Acid in Treatment of Acute Remitting Multiple Sclerosis” British Medical Journal 2: 1390-91.
  4. Paty et al. 1978. “Linoleic Acid in Multiple Sclerosis: failure to show any therapeutic benefit” Acta Neurologica Scandinavia 58: 53-58.
  5. Il potere curativo dei cibi. Michael T. Murray. ed. Red.
  6. Il grande libro dell’ecodieta. Carlo Guglielmo. ed. Mediterannee.

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